Educatore perinatale: chi è, cosa fa e come si diventa

Nei primi mille giorni cambia tutto insieme: il corpo di una donna, l'equilibrio di una coppia, il ritmo di una casa. L'educatore perinatale accompagna la famiglia dal concepimento ai tre anni del bambino, con competenza e senza sostituirsi a nessuno. Chi è, cosa fa e come si diventa.

Nei primi mille giorni di vita di un bambino succede tutto, e spesso tutto insieme. Cambia il corpo di una donna, cambia l’equilibrio di una coppia, cambia il ritmo di una casa. In quel passaggio i genitori raramente hanno bisogno di un’altra opinione: hanno bisogno di qualcuno che sappia stare accanto a loro con competenza, senza giudicare e senza sostituirsi a nessuno.

È esattamente lo spazio in cui lavora l’educatore perinatale.

Con questo articolo apriamo il blog del Registro Italiano Educatori Perinatali. Partiamo dalle fondamenta: chi è questa figura, di cosa si occupa davvero, quali sono i suoi confini professionali e che percorso serve per esercitarla in modo serio.

Chi è l’educatore perinatale

L’educatore perinatale è un professionista che opera in modo autonomo o in collaborazione con altri professionisti, nell’ambito educativo e socio-pedagogico.

Il suo ruolo principale è sostenere la donna, la coppia e la famiglia dal concepimento fino ai tre anni di vita del bambino, attraverso interventi mirati al supporto e al sostegno della genitorialità e dello sviluppo del bambino nella fascia 0-3.

Non è una figura sanitaria e non pretende di esserlo. È una figura educativa: lavora sulle informazioni, sulle competenze, sulla relazione e sulle risorse che ogni famiglia già possiede, ma che nel periodo perinatale fatica a riconoscere.

Cosa fa concretamente l’educatore perinatale

È la domanda che ricevono più spesso, sia dalle famiglie sia dai colleghi di altre professioni. Ecco le principali aree di intervento.

Accompagnamento e informazione

  • Fornisce informazioni, sostegno emotivo e supporto pratico dal concepimento ai tre anni del bambino e della nuova famiglia.
  • Sostiene la genitorialità a 360 gradi, con un approccio positivo, empatico e basato sull’ascolto.

Lavoro di gruppo e progettazione

  • Organizza e prende parte a incontri di accompagnamento alla nascita e ai primi mille giorni di vita del bambino.
  • Progetta e conduce percorsi rivolti a gruppi di genitori.

Benessere della donna e della coppia

  • Sostiene il benessere della donna anche con nozioni di ginnastica psicomotoria in gravidanza.
  • Accompagna la coppia anche in situazioni delicate come infertilità e lutto perinatale.

Supporto nella quotidianità con il bambino

  • È di supporto nell’allattamento, nel sonno, nello sviluppo psicomotorio, nello sviluppo del linguaggio e nella sicurezza.
  • Accompagna i gesti quotidiani della cura: il bagnetto, l’igiene, l’accudimento nei primi mesi.

Lavoro di rete

  • Collabora con gli altri professionisti del materno-infantile per accompagnare la famiglia in ogni tappa che si troverà ad affrontare.
  • Facilita la comunicazione tra la famiglia e le figure sanitarie di riferimento.

Come lavora: l’approccio centrato sulla triade

Il tratto distintivo dell’educatore perinatale è lo sguardo: non guarda solo la mamma, non guarda solo il bambino. Guarda la triade.

Si prende cura del neurosviluppo del bambino fin dal concepimento e accompagna la triade lungo i primi mille giorni, fino ai tre anni, con un approccio empatico e comunicativo che permetta il riconoscimento reciproco e la valorizzazione delle risorse personali.

È una figura specializzata nel promuovere il benessere della triade attraverso empatia e ascolto, ma anche fornendo le informazioni corrette per una genitorialità consapevole. In un’epoca in cui i genitori sono sommersi da contenuti contraddittori, saper distinguere l’evidenza dal luogo comune è già di per sé un atto di cura.

Cosa NON fa l’educatore perinatale

Un professionista serio si riconosce anche dai confini che sa mantenere. L’educatore perinatale:

  • non si sostituisce all’ostetrica, che è la figura sanitaria di riferimento per gravidanza, parto e puerperio fisiologici;
  • non si sostituisce al ginecologo né al pediatra: non formula diagnosi, non prescrive terapie, non valuta quadri clinici;
  • non si sostituisce allo psicologo o allo psicoterapeuta: offre ascolto e sostegno educativo, non trattamento psicologico.

Quando emergono segnali che escono dal suo ambito, l’educatore perinatale fa la cosa più professionale che esista: riconosce il limite e indirizza alla figura giusta. È proprio questa chiarezza a renderlo un alleato prezioso per i professionisti sanitari, non un concorrente.

Legge 4/2013: cosa significa per questa professione

In Italia il profilo professionale dell’educatore perinatale è regolamentato dalla Legge 14 gennaio 2013, n. 4 – “Disposizioni in materia di professioni non organizzate.

La legge disciplina le professioni non organizzate in ordini o collegi: attività economiche esercitate abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, con esclusione delle attività riservate per legge agli iscritti ad albi ed elenchi e delle professioni sanitarie. È proprio qui che si colloca l’educatore perinatale, e questa collocazione spiega anche perché non possa sovrapporsi a ostetrica, ginecologo, pediatra o psicologo: quelle restano professioni sanitarie con attività riservate.

In pratica significa tre cose:

  1. Non esiste un albo obbligatorio: si può esercitare come libero professionista, in forma individuale, associata o societaria, senza iscrizione a un ordine.
  2. Esiste però un obbligo di trasparenza. L’articolo 1, comma 3 stabilisce che il professionista deve indicare, in ogni documento e rapporto scritto con il cliente, il riferimento agli estremi della legge: in fattura, sul sito e sui materiali informativi va quindi riportata la dicitura “professionista ai sensi della Legge n. 4/2013”. L’inadempimento rientra tra le pratiche commerciali scorrette.
  3. La qualità la garantiscono la formazione e l’adesione a standard condivisi, insieme a un codice deontologico: la legge valorizza infatti il ruolo delle realtà associative e dei sistemi di qualificazione professionale come strumento di tutela dell’utente.

Da qui nasce il Registro Italiano Educatori Perinatali: in un settore in forte crescita e privo di barriere all’ingresso, serve un riferimento chiaro che distingua chi si è formato davvero. Per le famiglie è uno strumento di tutela; per i professionisti è un sigillo di qualità riconoscibile.

Come si diventa educatore perinatale

Per svolgere una professione così complessa serve un percorso di formazione professionale riconosciuto: un master o un programma specifico che costruisca una base teorica solida insieme a una formazione pratica approfondita.

Il Registro richiede, come requisito di ammissione, un master in Educatore Perinatale della durata minima di 100 ore effettive.

Il Master che dà accesso diretto al Registro

L’unico percorso che garantisce l’accesso diretto al Registro è il Master per Educatore Perinatale di Elemiah, un programma teorico e pratico costruito sull’intero arco della perinatalità e fondato sulle evidenze scientifiche.

Hai una formazione diversa? Puoi comunque inviare la tua candidatura: la segreteria didattica risponde entro 10 giorni lavorativi indicando l’eventuale formazione integrativa richiesta e l’esame finale da sostenere. Anche gli studenti in formazione possono richiedere l’iscrizione, documentandola con attestazioni valide.

Perché iscriversi al Registro Italiano Educatori Perinatali

L’iscrizione non è un timbro da appendere al muro. Con la quota annuale ogni iscritto accede a un pacchetto concreto di servizi:

  • una pagina personale sul sito del Registro, con biografia, foto e contatti;
  • visibilità sui canali social del Registro (post, reel e caroselli), concordata con l’iscritto;
  • l’utilizzo del logo ufficiale del Registro;
  • sconti esclusivi sulla formazione continua;
  • webinar gratuiti riservati agli iscritti;
  • un colloquio annuale di supervisione individuale con i docenti, online o in presenza;
  • una giornata annuale di confronto e aggiornamento tra professionisti.

Requisiti, quote e modalità di rinnovo sono dettagliati nella pagina Regolamento, dove trovi anche le condizioni agevolate riservate agli ex allievi del Master.

Per le famiglie: come scegliere un educatore perinatale

Se stai cercando un accompagnamento nei tuoi primi mille giorni, tre criteri ti aiutano a orientarti:

  1. Verifica la formazione. Chiedi quale master ha frequentato, di quante ore, con quali docenti.
  2. Verifica l’iscrizione al Registro. Chi è iscritto risponde a standard formativi precisi e a un codice deontologico condiviso.
  3. Ascolta come parla dei confini. Un buon educatore perinatale ti dirà subito cosa può fare per te e quando è il momento di rivolgersi all’ostetrica, al pediatra o allo psicologo.

Domande frequenti

L’educatore perinatale è una professione sanitaria? No. È una figura educativa e socio-pedagogica, disciplinata dalla Legge 14 gennaio 2013, n. 4 tra le professioni non organizzate in ordini o collegi. Le professioni sanitarie sono espressamente escluse dal campo di applicazione della legge.

Serve una laurea per diventare educatore perinatale? Non è previsto un titolo di accesso obbligatorio per legge. Il Registro richiede però una formazione specifica documentata: un master di almeno 100 ore effettive, oppure una formazione equivalente da valutare con la segreteria.

Fino a quando segue la famiglia? Dal concepimento fino ai tre anni del bambino, l’intero arco dei primi mille giorni.

Può sostituire il corso preparto dell’ospedale? No, lo affianca. L’educatore perinatale progetta e conduce percorsi di accompagnamento alla nascita, ma il riferimento sanitario resta l’équipe che segue la gravidanza.


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Se ti sei formata o ti stai formando in perinatalità, l’iscrizione al Registro è il passo che rende visibile e riconoscibile il lavoro che stai già facendo.

👉 Leggi il Regolamento e invia la tua richiesta di iscrizione


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